Bambini che giocano con i cuscini

Le regole nell’educazione dei bambini. È meglio essere genitori autoritari o permissivi?

Articolo della dott.ssa Elena Isolati

È meglio essere genitori autoritari o permissivi? Quanto è difficile capire quali regole sono “giuste e utili” e quali sono “sbagliate o dannose”? Domande di questo tipo possono risultare fuorvianti in quanto non esiste per esse una risposta oggettiva: ogni bambino è unico e diverso dagli altri e, in onore della sua unicità, merita che le regole che gli viene richiesto di interiorizzare siano dotate della giusta specificità. Tale specificità dovrebbe nascere dalla conoscenza, da parte delle figure di riferimento e delle figure educative, di quelle che sono le caratteristiche del singolo bambino: i suoi limiti e i suoi talenti, le sue fragilità e i suoi punti di forza. Le regole dovrebbero, in questo senso, essere stabilite dall’adulto in base al significato che possono assumere nella storia di vita del piccolo, storia che è connotata dall’insorgenza di bisogni molto variabili nelle soggettività di ognuno.

La regola ha il compito di infondere fiducia

È importante però riflettere sulla preziosa funzione che le regole ricoprono nel percorso di crescita dei figli. I limiti posti a mezzo delle regole costituiscono il sistema di riferimento che, se dotato della giusta coerenza e prevedibilità, permette al bambino di orientare il proprio comportamento con sicurezza e fiducia. Regole adeguate e cucite come un abito addosso al bambino divengono infatti il contesto in cui egli può trovare una guida esterna che regola i tumultuosi moti di individuazione interni volti ad assolvere, durante la fanciullezza, uno dei compiti evolutivi più complessi della vita: l’inserimento all’interno della società. 

Regola e opposizione, un modo di manifestare la propria identità

Durante questa fase dello sviluppo, il bambino tenta di maturare sempre maggiori autonomie per riuscire a destreggiarsi con le proprie forze all’interno di un contesto totalmente nuovo, quale quello della scuola dell’obbligo e dei pari. Per riuscire in questo compito spinoso, il piccolo metterà in atto moti di individuazione, e talvolta di trasgressione, sempre più accentuati in funzione del bisogno di separarsi dalle figure genitoriali alla volta dello sviluppo del proprio nucleo identitario.

I movimenti di opposizione, infatti, possono spesso essere compresi come il tentativo da parte del bambino di autoaffermarsi e di manifestare la propria identità. Questo tipo di comportamenti, così spesso frustranti per l’adulto, possono talvolta testimoniare l’acquisizione di un’importante risorsa psichica da parte del bambino: la consapevolezza della propria individualità e separatezza, base fondamentale per lo sviluppo del Vero Sé potenziale.

La regola è un limite che fa da guida

D’altro canto, per porre le basi di un’indipendenza sana il piccolo necessita di sapere di potersi muovere con sicurezza nello spazio esterno alla famiglia, in cui inizia a sperimentarsi nella relazione con figure differenti da quelle del proprio nucleo d’origine (coetanei, insegnanti, educatori). Il sistema familiare dovrebbe quindi prefigurarsi come un campo sicuro che delimita, agendo da controllore sulle azioni in modo da stabilire quando i movimenti di individuazione del piccolo siano esagerati e vadano contenuti, garantendogli così l’acquisizione di modalità di socializzazione funzionali.

La regola, in questo senso, guida l’evoluzione del processo di individuazione nella tolleranza dei limiti e delle norme sociali, grazie all’integrazione psichica di esperienze di frustrazione non traumatiche. Capiamo quindi che le regole debbano essere ben pensate e vadano comprese e rispettate, primi tra tutti, dagli adulti che le propongono. Se l’adulto saprà spiegare al bambino il significato della regola, mantenendola accessibile alla discussione tra le parti, quest’ultimo potrà usufruirne nel modo migliore e farne tesoro per poter capire fino a dove è lecito spingersi nell’espressione delle proprie parti aggressive, anch’esse centrali per lo sviluppo di una personalità equilibrata. 

L’importanza delle regole e dell’empatia

Risulta ora più chiaro comprendere che il bambino sperimenta in questo processo un forte conflitto interno: da una parte deve opporsi per potersi individuare, dall’altra è chiamato a sapersi autoregolare nel rispetto dei limiti che gli vengono imposti. In questa lotta interiore è giusto che il bambino senta di non essere lasciato solo nel viaggio alla scoperta delle proprie parti autentiche, e che non provi paura nell’esprimere anche quelle parti di sé che meno potrebbero piacere all’alterità.

A favorire questo processo è la presenza costante di figure di riferimento capaci di trasmettere al bambino il senso profondo del limite, mostrandogli tuttavia la possibilità di rientrare negli stessi limiti qualora venissero oltrepassati. In altre parole, la violazione della regola non dovrebbe rappresentare per il bambino il rischio di perdere l’amore della figura di riferimento, bensì fungere da opportunità per correre assieme al riparo del legame precedentemente minacciato, che può sopravvivere nonostante il danno subito. 

Uno stile educativo autorevole, che non neghi al bambino l’esperienza della frustrazione, connotato dalla giusta dose di empatia favorisce l’interiorizzazione profonda del limite e lo sviluppo di un’istanza morale solida e matura. 

La dott.ssa Elena Isolati riceve a Spazio Incanto, per informazioni e appuntamenti scrivere a info@spazioincanto.it o chiamare a +39 0444 1575997 / +39 375 5532774.

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